Nonostante il declino nell’uso delle vie d’acqua, il legame tra l’uomo e i fiumi resta vivo in Veneto, dove molte città dell’entroterra hanno storicamente beneficiato di un intenso traffico fluviale.

Le evidenze archeologiche mostrano che i corsi d’acqua veneti erano sfruttati già dal periodo paleoveneto, e i principali centri urbani si sono sviluppati lungo fiumi, canali e coste. Nel Medioevo, canali e fiumi acquisirono grande importanza militare e civile, per trasporto di merci, soldati e approvvigionamento idrico.

Numerosi conflitti si accesero per il controllo delle vie d’acqua, come quello tra Padova e Vicenza nel XII secolo, che portò alla costruzione del Canale Battaglia e all’ingegneria idraulica dell’Arco di Mezzo, che regolava il travaso delle acque tra Bacchiglione e Vigenzone, alimentando mulini e opifici e favorendo un’economia prospera.

Con la caduta di Costantinopoli, Venezia rafforzò la rete idraulica del Veneto per salvaguardare la laguna, e anche sotto il dominio austriaco la manutenzione dei corsi d’acqua fu incoraggiata.

Solo dall’Ottocento la navigazione fluviale perse importanza, superata dalle ferrovie e dal l'affacciarsi del trasporto su gomma.

Oggi i canali storici vengono impiegati per turismo, sport e rievocazioni tradizionali, come la voga alla veneta, mantenendo viva la memoria e l’uso di queste antichi corsi d’acqua.

Porta alla luce la storia dell’acqua

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