Il secondo piano si apre in un’atmosfera di piena suggestione, allestito come se il visitatore stesse emergendo dalla stiva di un burcio, con davanti la timoniera e lo sguardo che abbraccia la confluenza tra il Canale di Sotto e il Canale Rialto, che si incontrano all’altezza del Museo formando le acque del Vigenzone.
Le lunghe teche, disposte diagonalmente a dividere il piano, custodiscono fotografie d’epoca, documenti contabili e amministrativi delle cooperative dei barcari, fino a condurre il visitatore all’angolo più suggestivo: la ricostruzione di una fogàra, il braciere utilizzato a bordo, che offre uno spaccato autentico e vivido della vita quotidiana sui natanti.
La sala ospita una ricca varietà di attrezzi e strumenti legati alle tecniche tradizionali di propulsione: remi, un grande apparato velico completo di staffe, collari e bulloni, carrucole e bozzelli, e sartie in canapa; bilancini per il traino con cavalli e cinghie per la trazione umana.
Sulle pareti trovano posto eliche, oblò, fanali, luci di via e altri manufatti che segnarono l’ingresso della motorizzazione, prima sulle grandi navi alla fine dell’Ottocento e, qualche decennio dopo, anche sulle imbarcazioni fluviali.